di Emanuela Clementi
Il suo ultimo libro, “Il profumo dei limoni. Tecnologia e rapporti
umani nell’era di Facebook”, invita a
riflettere sui cambiamenti prodotti nella persona dalle nuove tecnologie. Ci può spiegare cosa c'entrano i limoni
con le tecnologie?
D'inverno, quando passeggio davanti alla mia camera, mi piace annusare il profumo dei limoni che si trovano su un albero nel giardino. Quando stavo scrivendo questo libro, una volta ero lì fuori a sentire il profumo e mi è venuta voglia di condividerlo con mia madre. In quel momento mi è venuta l'ispirazione per il titolo: ecco una cosa bellissima che però non può passare tramite e-mail. Mi è sembrata un'esperienza sintetica per indicare alcuni dei limiti della tecnologia.
D'inverno, quando passeggio davanti alla mia camera, mi piace annusare il profumo dei limoni che si trovano su un albero nel giardino. Quando stavo scrivendo questo libro, una volta ero lì fuori a sentire il profumo e mi è venuta voglia di condividerlo con mia madre. In quel momento mi è venuta l'ispirazione per il titolo: ecco una cosa bellissima che però non può passare tramite e-mail. Mi è sembrata un'esperienza sintetica per indicare alcuni dei limiti della tecnologia.
La tecnologia ha invaso la nostra vita, rimodellando il
nostro modo di leggere, scrivere, apprendere e comunicare. I vantaggi sembrano
evidenti, lei crede tuttavia che ci siano anche pericoli reali e
concreti dietro alla rivoluzione digitale?
Non sono
poche le persone che avvertono un oscuro disagio con il nostro mondo
tecnologico. C'è chi, come Nicholas Carr, fa leva sugli ultimi studi di
neuroscienza per far vedere che la tecnologia, lungi dall'essere neutrale,
influisce profondamente sulle strutture neuronali. Ci sono sociologi, come
Robert Putnam e Sherry Turkle, che rilevano nella nostra società iperconnessa
una immensa solitudine. Anche nella scuola non è ancora chiaro il giudizio
complessivo circa l'aiuto che le tecnologie digitale possono dare
all'apprendimento. Un esempio su tutti è l'attenzione. Gli strumenti
multimediali certamente possono essere più accattivanti delle lavagne di
ardesia, ma forse finiscono proprio per questo a indebolire l'attenzione dello
studente e, di conseguenza, anche la sua capacità di fare esperienza.
Ma certo, è
un po' una boutade... So bene che ci
sono stati e che ci saranno ancora tentativi di creare "stampanti di
profumi". L'anno scorso girava su YouTube un simpatico video che
illustrava un fantomatico macchinario che permetteva di baciare attraverso una
connessione internet...
La mia
insistenza sui sensi è più che altro un invito a riflettere sulla ricchezza
dell'esperienza "in tempo reale". Samuel Beckett, in Molloy, parla della "spray of phenomena", il getto
dei fenomeni che continuamente mi raggiungono attraverso tutti i sensi.
Nel passaggio epocale che stiamo attraversando in ambito
tecnologico, come ritiene possibile che coloro che hanno il compito di educare
i 'nativi digitali' riescano a introdurli nella realtà vera, non quella virtuale? Crede
che sia necessario un po’ di digiuno tecnologico per raggiungere tale scopo?
Innanzitutto
cambierei i termini della domanda. Anche Internet è realtà. Credo che il
compito dell'educatore sia di introdurre alla totalità della realtà, senza sbilanciarsi
troppo da una parte o da un altra. Per questo nel mio libro parlo di un digiuno
tecnologico. Non è la proposta dell'astinenza, di non avere a che fare. Si
tratta invece di avere un rapporto ragionevole con ogni aspetto della realtà.
Ad esempio, mi sembra liberante spegnere il cellulare, quando parlo con gli
amici più cari. In quel momento, non c'è nulla di più importante della persona
che ho davanti. Altre volte è liberante poter essere raggiunto, e non dover
stare sempre nel mio ufficio. Uno degli scopi dell'educazione è di imparare la
libertà di usare gli strumenti in base a un'ideale.
Jonah Lynch
Il profumo dei limoni - Tecnologia e rapporti umani nell'era di Facebook
Lindau (2011)
Jonah Lynch
Il profumo dei limoni - Tecnologia e rapporti umani nell'era di Facebook
Lindau (2011)